SEMINARA IN FESTA PER LA MADONNA DEI POVERI

Madonna nera! Madre di Dio/ ascolta la preghiera: cambiami quest’io!/ Madonna nera/ a Te la gente s’inchina/ e come da maestra/ la lezione vera impara…Con queste parole si apre la “supplica” alla Beata Vergine “dei Poveri” di Seminara composta dal canossiano P. Anselmo Zancanella e la città che fu già di frà Baarlam e di Leonzio Pilato festeggia ancora la sua Madonna Nera che dal secolo XI ad oggi è stata oggetto di culto e di devozione di tantissime generazioni di fedeli e di pellegrini che si sono susseguite nel suo Santuario. L’origine del culto della Madonna dei Poveri è avvolto nella leggenda sebbene la pietà religiosa e popolare abbia sempre tenuto in considerazione alcuni punti di riferimento con date e avvenimenti storici ben precisi. Uno di essi è il martedì santo del 1010 quando alcuni contadini vagando nei pressi della vicina Taureana per raccogliere minestra selvatica dopo una pioggia videro tra le zolle una luce sfolgorante: era la statua della Madonna nera, appartenente alcuni secoli prima all’Ordine dei Basiliani, che, sottratta miracolosamente all’incuria del tempo e delle incursioni barbaresche, per la preghiera e l’ovazione dei “poveri” prendeva la strada della “sua” Seminara. Lo storico palmese Bruno Zappone con molto acume riferisce che “reputandosi detta Vergine Santissima non solamente come protettrice ma come singolarissima e specialissima Patrona, in tutte le necessità si fa umilmente ricorso al suo valente e potentissimo patrocinio, così riguardo ai contagi e alle carestie, come alle epidemie e alle tempeste e ad ogni altro umano bisogno”. Un tale ordine di testimonianze è quanto mai importante e basilare perché riconduce tale culto mariano alle origini bizantine e agli asceti e monaci d’Oriente che ancor prima dell’anno 1000 raggiunsero l’Occidente. Oggi Seminara che si trova a qualche chilometro da Palmi in prossimità al relativo svincolo autostradale A3 è rinomata proprio per il culto che viene tributato alla Vergine Nera in tutti i periodi dell’anno ma soprattutto nella prima quindicina d’agosto quando con grande fede ed entusiasmo vengono approntati i festeggiamenti mariani. E se un tempo interminabili file e carovane di pellegrini provenienti persino dalla Sicilia, dalla Lucania e dal lontano Abruzzo rendevano omaggio alla vetusta Madonna conferendo sontuosità e prestigio anche a manifestazioni collaterali come la rinomata fiera del bestiame che si tenne fino ad alcuni decenni orsono, purtuttavia i mutati tempi non hanno scalfito il tenore di una fede che si manifesta ancora come sapienza di popolo e sincera devozione alla Madre. “Di Siminara rigina Vui siti/ Madonna di Povari Vui vi chiamati!”: così il popolo ancora L’invoca e questi giorni agostani sono il sigillo di una diamantina fede che in Maria crede, nella Madre spera. Sì, la speranza, questa singolare virtù teologale alla quale l’Italia cattolica in questi mesi guarda con rinnovata fiducia, impronterà di sé quest’anno l’annuale festa ferragostana seminarese. Ce lo dice Padre Rino Giazzon, rettore della Basilica-Santuario, per il quale “parlare di Maria oggi significa avere cura della coscienza cristiana che si estrinseca nella famiglia, nella professione, nel servizio in considerazione che la Parola di Dio come l’esempio di Maria sono segni privilegiati che conducono alla presenza e alla grazia del Risorto”. Si può vedere in Maria un singolare “specimen” che conduce a Gesù: Maria, l’Onnipotente per Grazia, è – continua padre Rino- “figura adulta della testimonianza che porta quanti l’invocano ad una dimensione di responsabilità, di dedizione e di servizio che deve caratterizzare le forme, anch’esse adulte, della fede e della carità”. Se il discernimento è ascesi e purificazione in quanto purifica la nostra conoscenza del reale, “la Madonna qui venerata col singolare titolo “dei Poveri” – conclude P.Giazzon- ci aiuta nel discernimento che è vigilanza paziente, quella vigilanza che connota la nostra presenza cristiana perché sa rispondere

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