REMINISCENZE, COMPORTAMENTI E URGENZE NEL SOCIALE DI OGGI

Materdomini, prima domenica di luglio. Soleggiata e…piovosa! L’occasione di un pellegrinaggio alla Vergine e a San Gerardo Maiella mi porta ad essere riflessivo e meditabondo pur tra i nessi e connessi tipici di tali circostanze. Il paese è piccolo ma non v’è nome mariologicamente azzeccato che questo che evoca un dogma mariano della prima era cristiana. San Gerardo poi è un gigante della storia della Chiesa: vissuto tra il 1726 e il 1755 aveva applicato con tutti l’arte di incassare: quando veniva redarguito dai superiori, quando era provocato o perseguitato, quando era trattato male pur avendo ragione, non si ribellava, né rispondeva ma lasciava fare… la Provvidenza che a tempo debito gli dava ragione e/o evidente soddisfazione. Queste considerazioni mi portano a pensare un’altra Santa metodica e compunta tanto simile e tanto diversa dal Santo dell’Irpinia. Parlo di Santa Maria Goretti, la santa di domani, la martire della Palude Pontina, la patrona di Latina. Perché? In questi tempi di crescente empietà carpire un pizzico di santità e/o santificazione fa bene al corpo e allo spirito. In Gerardo veneriamo l’obbedienza giovanile portata alle estreme conseguenze, in Maria Goretti la virtù cristiana più eccelsa elevata agli onori degli altari. La purezza giovanile, agognata e denigrata, lodata e offesa, magnificata e lordata, inseguita e riafferrata, desiderata di nuovo e di nuovo mercificata, pregata e abbrutita, riverita e ingiuriata quasi che il continuo tam-tam della Storia la rivendicasse a nuova, incompresa vittima dei giovani che con/senza Dio giocano e si vogliono bene, lottano e studiano, aspirano alle cose più eccelse e si perdono in un bicchiere d’acqua. Vexata quaestio dei rapporti prematrimoniali docet come pure l’intera questione della gestione della sessualità lungo tutto l’arco di vita di una persona. Santa Maria Goretti ha pagato col sangue la virtù della sua innocenza. E non bastano i vari Tommaseo a ripetere la loro o le compiacenti odierne magistralità a coprire… il manto delle veline di turno! E che dire di quei politici o gran cancellieri che si sono stracciati le vesti in occasione del provvedimento sui profilattici, avevano davvero a cuore l’Africa, o non piuttosto altri affari? La “tele” non manca di avere un potere distruttivo nell’educazione delle coscienze, parla di sesso e amore in senso deteriore ed episodico allorquando veicola abiti, costumi, movenze, discorsi e idee capaci di solleticare istinti occulti, comportamenti beceri, sentimenti bacati. C’è bisogno di educazione e di stile… Perché non iniziare dal nostro Sud ad educare al cambiamento ?

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