RAGANELLO docet

RAGANELLO docet ! di Filippo MARINO

Calabresi ? Non siamo più i ventilatori della speranza. Quel che è successo quest’estate in quel di Civita (CS) passa il testimone in regione e fuori ad altri casi di malturismo che la ridda postuma di questo e di quello non osa scalfire. Ecco la famolea di cronisti e avventizi di poco scrupolo che mentre nesciunt quid sunt viddhiruna si avventurano per i sentieri del purgatorio senza conoscere che Virgilio è lì ad un di presso e che il responsabile di quei sentieri è Chichibio & C.

Io penso che Bertolaso, la cui madre ho incontrato a Latina, mi ha fatto dono inestimabile della sua amicizia che pur senza consuetudo si è rafforzata parecchio allorquando ha gradito il mio dono al di là e al di qua della circostanza dove mi trovavo. Qui invece il fatto che siano morti alcuni vovo’ richiamati in vita grazie all’animazione del Gemelli non deve tradire l’obsolescenza di ospedali e strutture pur comode (fino a quando?) cui prodest.

Il Raganello è pericolo di morte. La caraffa delle similitudini pur toccando tutti noi calabresi non ci esime dalla corretta valutazione del regime torrentizio delle nostre coscienze. Ognuno di noi ha un angelo che ci protegge nonostante il “quia dicimus” posteriore di questo o di quello che si avvicendano ai microfoni.

Ma non basta… da brava guardiania hanno spulciato tutto e il contrario di tutto pur di redarguire l’alluce valgo di un piede difettoso.

E così è stato: le attività produttive contano più delle “economie umane” purchè si salvaguardino le soluzioni a breve, medio e lungo termine.

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