PROGRAMMA POLITICO NAZIONALE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA SUSCETTIBILE DI MODIFICHE E DI INTEGRAZIONI

P R E M E S S A = Il partito della Democrazia Cristiana quale formazione di cattolici democratici è titolato a diventare e ad essere “partito di tutti gli italiani” che, erede della migliore tradizione dell’operante Cattolicesimo, si appresta ad offrire la ricchezza del suo retaggio politico nella consapevolezza che il patrimonio storico e culturale risalente a Don Romolo Murri, Don Davide Albertario, Don Valentino Marino, Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Aldo Moro e Altri possa essere nell’attuale momento politico fattore di sprone e di crescita per tutta la Nazione.
La particolare situazione italiana, infatti, si presenta alquanto cruciale sia per opinabili scelte operate in un non lontano passato sia per evidenti motivi di congiuntura internazionale e mondiale che sono il riflesso speculare di vistosi movimenti di popoli alla ricerca di bene e benessere.
E’ più che mai doveroso che il partito cattolico erede del magistero pontificio da Leone XIII fino a Papa Francesco si presenti innanzitutto sensibile alle istanze di rinnovamento che vengono dai ceti più umili e che attraversano in lungo e in largo tutta la societas italiana.
Queste domande, riassumibili nell’attuale frangente politico, nella richiesta di lavoro occupano soprattutto nel cuore e nella mente dei giovani l’apicale desiderio di rinascita e di riscossa per un risveglio che sia anche economico, civile ed etico nei travagliati passaggi epocali dell’attuale crisi: è vivo desiderio del partito cogliere, dunque, ogni pur minima sfumatura di queste difficoltà, tesaurizzarle al massimo e farne un sincero indice di ricerca di lavoro e di rinnovato progresso.
La DEMOCRAZIA CRISTIANA si presenta, pertanto, come “partito dei tempi nuovi” che nell’operosa crescita dei suoi iscritti e delle istanze più valide di tutta la civiltà contemporanea aspira ad essere il lievito necessario non solo per uscire dai meandri della crisi quanto ancora per vivere da protagonista uno dei momenti più emblematici di tutta la storia postunitaria del nostro Paese.

L’analisi socio-storica dei bisogni fondamentali dell’attuale momento politico ci portano ad evidenziare, a partire dalla FAMIGLIA, risorsa primaria ed insostituibile del nostro popolo, i sottostanti dieci nuclei tematici di indirizzo e di discussione per un’obiettiva disamina critica all’interno del nostro partito e per tutta la società italiana.

  1. LA FAMIGLIA – E’ la risorsa prima ed insostituibile di tutta la nostra società. Su di essa fa perno ogni economia che conta perché al centro di vincoli spirituali e di humanitas che sono retaggio e sviluppo di altri valori immancabili e saldi: solidarietà e progresso, vita e libertà, senso del sacro e condiscendenza, amore e partecipazione… Proprio per questo la famiglia merita primaria considerazione da parte della politica la quale deve assecondarne tutti i suoi positivi sviluppi con ogni opportuna provvidenza e attraverso ogni opportuna e consona legislazione.
    Non equiparabili alla famiglia, ma di fatto esistenti nel nostro Paese, anche a seguito dell’introduzione dell’istituto del divorzio del 1974, vi sono formazioni sociali, peraltro costituzionalmente garantite, che meritano l’attenzione del diritto naturale e positivo già evidenziato o da evidenziare.
  2. RIFORME ISTITUZIONALI – Sono de jure atque de facto ormai iderogabili e il Legislatore dev’essere impegnato ad attuarle con la dovuta celerità e la necessaria avvedutezza.
    Il Presidente della Repubblica, eletto dal popolo, deve conservare ogni sua prerogativa ed avere un mandato quinquennale.
    Una delle due Camere esistenti deve avere caratterizzazione regionale per rappresentare più a tempo e a luogo a livello nazionale le istanze che vengono dalla periferia.
    I Ministeri possono avere una o più sedi regionali.
    Le Regioni possono avere sedi rappresentative di particolari istanze in altre regioni.
    L’abolizione tout court delle province ha portato in più d’un caso difficoltà gestionali e locali di notevole spessore: occorre porvi rimedio almeno nei casi più gravi con la creazione di enti di circoscrizione intermedi che valgano ad assicurare nei più ampi territori intercomunali spazi amministrativi consoni allo sviluppo dei dati socioeconomici del territorio.
    I Comuni devono annoverare obbligatoriamente al loro interno un Assessore alle Dinamiche Esterne che li rappresenti degnamente presso tutte le altre realtà istituzionali.
  3. C U L T U R A – Se per cultura intendiamo, secondo la definizione di Gino Corallo, lo stile di vita e di soluzione di tutti i problemi dell’uomo e della comunità in cammino, allora ci rendiamo conto di come i fatti culturali incidano nel quotidiano e nel nostro vissuto.
    Oggi, con l’apertura delle frontiere e con le grandi migrazioni di popoli e cose lungo le traiettorie nord-sud ed est-ovest il mondo si è rimpicciolito e se le sviluppo delle comunicazioni, i viaggi ed internet hanno fatto il resto, balza in tutta evidenza il “problema culturale” che non poche disuguaglianze ha creato anche all’interno della nostra Nazione.
    E’ bene che agenzie, circoli culturali, enti, associazioni, etc. entrino tra di loro in rete perché si crei una osmosi effettiva tra persona e persona. Occorre che la cultura “diventi” una risorsa e questo è possibile valorizzando le Istituzioni a ciò preposte. In ogni caso deve essere mirato l’obiettivo della f i l o c a l i a, quale ricerca e godimento del Bello, nella consapevolezza dell’obiettivo legame tra questo valore e la cultura capace di assicurare bene e benessere a quanti li sanno amare e perseguire.
    L’elemento transnazionale titolare di una cultura apparentemente diversa va apprezzato, tutelato, valorizzato, amato per ciò che è e la sua stessa cultura che è dignità di vita deve essere rispettata.
  4. La S C U O L A – è l’agenzia culturale per eccellenza della nostra Nazione: essa s’incarna sempre in una comunità che interagisce con la più vasta società.
    Devono essere ripristinati e collocati nella loro giusta dimensione i PROGRAMMI DIDATTICI NAZIONALI per settore ordinamentale successivo: materna-elementare-media-superiore. Dal programma nazionale discenda il PIANO D’ISTITUTO a carattere annuale o pluriennale.
    Gli asili nido siano privilegiati nella loro accezione comunale. Le scuole infantili o materne privilegino il rapporto familiare. Le scuole elementari siano veicolo delle conoscenze di base sia in rapporto con l’ambiente sia negli apprendimenti di per sé. Le scuole medie prevedano maxi sperimentazioni di avvio alle professioni o al lavoro. Sia introdotto nelle scuole medie lo studio della lingua e civiltà latina. Le superiori, a diverso indirizzo, diano adito sia pure in via transitoria o sperimentale a forme lavorative e/o di avvio al lavoro.
    Venga perseguito l’obiettivo “una palestra in ogni scuola” a garanzia dello sport popolare e non agonistico in ogni sua forma dal momento che tutti i ragazzi ne hanno bisogno non solo per potenziarne il fisico ma per non reprimerne l’attività mentale e spirituale ad esso connessa.
    La progettualità cofinanziata o finanziata con fondi UE sia obiettivamente vagliata da Centri di Ricerca ministeriali che ne curino gli ambiti sperimentali in quanto ordinati alla trasferibilità.
    Siano incoraggiati e attuate, anche tramite le provvidenze UE, le visite di studio e gli stages all’estero degli studenti, le forme di vicendevole ospitalità e gli scambi interculturali. L’intercultura sia il veicolo privilegiato di una comunità scolastica che vuol crescere e progredire: si dia spazio allo studio delle lingue comunitarie e mondiali.
  5. La GIUSTIZIA – e la sua amministrazione diventino una preoccupazione di primo rilievo di uno Stato che per “essere giusto con se stesso sa essere giusto con i suoi cittadini”.
    Se nell’antichità Roma è stata maestra di diritto, l’Italia odierna deve essere equa con ognuno dei suoi cittadini: la punizione del reato sia esemplare ma educativa, la stessa detenzione sia promozionale proprio di quei diritti umani violati dal colpevole. Si progettino e si costruiscano secondo il fabbisogno nuovi istituti di pena in relazione al valore educativo della pena stessa.
    In prima istanza venga studiata la possibilità di concessione dell’amnistia per i reati più gravi e dell’indulto: ciò anche in relazione all’inumano attuale sovraffollamento delle carceri.
  6. SANITA’ – E’ di comune opinione che la “regionalizzazione” in Sanità col creare nel corso di questi decenni sacche di differenza nelle prestazioni tra Nord e Sud (si pensi alle differenze per esempio tra la Regione Lombardia e le Regioni Calabria e Sicilia) imputabili alle differenti amministrazioni delle Autonomie Locali, che pur tuttavia a macchia di leopardo hanno saputo indifferentemente dar luogo a punti e poli sanitari di eccellenza, renda oramai necessario e non più differibile un PIANO NAZIONALE RIEQUILIBRATORE .
    Si tratta di creare un reale fondo di solidarietà attraverso cui superare i gap territoriali che si sono manifestati evidenti nel corso di questi decenni.
    Ciò al fine di potere paritariamente fornire servizi e tecnologie in tutto il territorio nazionale costituendo la Sanità un servizio primario essenziale per tutti i cittadini della Nazione indipendentemente dalla zona in cui abitano. Ciò costituirà motivo d’orgoglio per il partito Scudocrociato in quanto si ridimensioneranno i c.d. “viaggi della speranza”, si ridimensionerà l’emigrazione per la ricerca dei c.d. cervelli all’estero, si riporranno nuove basi per un efficiente volontariato professionale e sii potrà guardare con occhio nuovo „ alla medicina dell’accoglienza per gli extracomunitari (particolarmente clandestini) non solo e non tanto per prevenire; possibili malattie infettive quanto più per offrire ad ogni individuo un servizio jj medico degno della persona. Sarà dato largo spazio agli investimenti per gli aiuti, attraverso la CRI e altre organizzazioni umanitarie, nei Paesi d’origine {Filippo] Marino).
  7. E’ più che mai necessario l’intervento dello Stato, con mezzi propri e con risorse UE, a sostegno dell’E C O N O M I A e di quei fattori trainanti che l’economia promuovono.
    Lo stato di crisi economica, la stagnante disoccupazione dei giovani, la necessità impellente di uscire da queste cogenze, individua subito come canali di crescita e di sviluppo fattori tipicamente promozionali dell’intervento statale che, con o senza l’istituzione di apposito Ministero, ha il dovere etico di venire incontro e soccorrere l’economia con una retta POLITICA di partecipazioni statali.
  8. AGRICOLTURA – COMMERCIO- INDUSTRIA- TERZIARIO: e’ notoria l’importanza di questi settori nel traino dell’economia nazionale. Occorre dare nuovo e vigoroso impulso ai fattori del loro sviluppo che vanno dalle filiere dei primi tre settori ai consumi, elementi di prima necessità per una Nazione che voglia uscire dalla crisi. Le imprese a carattere familiare e giovanile siano assistite con una politica di piano e di sviluppo.
    In agricoltura si dia adito ad una politica di eccellenza e di qualità che attraverso la particolare attenzione alla produzione di settore e per territorio trovi sbocco favorevole nelle vendite e nella commercializzazione dei prodotti anche e soprattutto in altre regioni.
    I diversi settori dell’industria partano “per rinascere” da ciò che è necessario alla persona e alla comunità e questi settori perseguano con ostinata tenacia nella consapevolezza che la “teoria del non bisogno favorisce la pratica del non acquisto”.
    Lo sviluppo del terziario diventerà una logica conclusione dell’applicazione dei due precedenti capoversi in quanto le reti che si costituiranno non potranno non veicolare quelle istanze e quelle tendenze necessarie alla positiva crescita dei settori produttivi.
  9. RAPPORTI CON L’EUROPA – La positiva lezione di De Gasperi- Schuman e Adenauer non può sortire per il nostro partito che positive lezioni di sviluppo per il futuro. La libera circolazione e scambio di persone, merci, etc in tutto il Continente è ormai un’evidente realtà dovuta al “sogno premonitore” di quei tre grandi Statisti: occorre proseguire ma evitando sbandamenti ed errori accumulatisi nel corso del tempo.
    Gli stessi finanziamenti UE devono essere – passi il neologismo! “eticizzati” perché ciò in altri settori ha causato definanziamenti che hanno inciso vistosamente sul cronico andamento della crisi. Occorre in altri termini un “dare di più a chi ha di meno”(Husen) non già fine a se stesso ma funzionale ad uno sviluppo tendenziale e stellare a quelli che già si delineano come grandi STATI UNITI D’EUROPA. Per questo occorre anche un grande sforzo di fantasia di tutti gli Stati membri ma ancor più dell’Italia perché la Gran Bretagna esca dalla sua dimensione di cronica ambiguità ed entri “con l’euro” in Europa. Senza questa scelta coraggiosa e necessaria saremo sempre … ai prodromi dello sviluppo! L’unione politica europea richiede lo sforzo concorde di una comune “coscienza comunitaria” senza della quale l’attività pur operosa di singoli Stati si scontra con singolarismi e velleitarismi di sorta che nulla hanno a che fare con una costruzione armonica e progressiva.
  10. L’ITALIA NEL NOVERO DELLE NAZIONI DEL MONDO si presenta con un proprio biglietto da visita che le è peculiare perché intriso del sangue di martiri e caduti per la Patria, riferimento questo d’obbligo per una terra di patrioti e di poeti, di santi e di eroi, di educatori e di scienziati, di lavoratori, di navigatori e di onesta gente che al femminile e al maschile ha coniugato i verbi operosi dell’essere e del divenire.
    In particolare va dato atto al GENIO FEMMINILE di avere riscattato la nobile Nazione Italiana da secoli di arretratezza e di miseria veicolando già dai tempi andati un’invidiabile coscienza morale di vita, di progresso e di pace. A tale genio e a tutte le donne in particolare il partito democratico cristiano sarà attento costruttore e facitore di nuove idealità nel quadro della progressiva maturazione di tutto il popolo italiano.
    Così sviluppata dal seme antico una nuova spiritualità comune, l’Italia troverà la forza per avanzare tra le nazioni del mondo portando quella luce di civiltà e di lavoro occorrente per la crescita di un nuovo spirito mondiale. Questo dettame non esclude l’invio nei Paesi più poveri non solo di risorse materiali ma anche e soprattutto di risorse umane (medici, insegnanti, ingegneri, lavoratori in genere…) che siano veicolo di pace e di comune, vicendevole progresso.
  11. IMPEGNO DI GOVERNO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA. L’attuale contingenza politica, economica e sociale impegna tutti e ciascuno ad operante condivisione, intelligente conoscenza delle necessità altrui, permanente atteggiamento dialogico, attese di reciprocità, tutte cose che inducono a “fare sistema” in più ampi quadri di riconoscimento della persona, della sua libera iniziativa, della sua “piena forma” di conoscenza culturale.
    La Democrazia Cristiana è pienamente consapevole di tali processi culturali e dei tempi per attuarli e perciò si candida ancora una volta a guidare la Nazione Italiana.
    E’ il retaggio storico e spirituale dovuto alla consapevole bontà del principio teologico e teleologico (v. documento a parte già pubblicato) che appartiene al suo dna a rendere oggi più che mai impellente questa voglia e quest’aspirazione nel supremo interesse del Paese che è esclusivamente un interesse di servizio, di puro e solo servizio.
    Il partito dei cattolici democratici, una volta divenuto per suffragio popolare partito di tutti gli Italiani non mancherà di ritrovare con le altre forze politiche motivi di affinità e di confronto con cui varare una compagine governativa capace di riconoscersi nelle irrinunciabili linee di principio qui sommariamente esposte e passate al vaglio della base del partito.
    Questo nuovo appello alle scaturigini democratico cristiane induca tutti e ciascuno ad un’attenta e personale revisione di vita che sia innanzitutto propedeutica per il tempo nuovo che ci attende.

Alla cortese attenzione
del Dott. Angelo SANDRI
Segretario Politico della Democrazia Cristiana
con l’augurio che la comune riflessione
di tutti gli iscritti
valga la rinascita del Partito
nella società e nel Paese

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