PIMINORO E LA “DIVINA PASTORA”

Chi lascia Oppido Mamertina, famosa per la vetustà della sua sede vescovile, e si inerpica ancora su per le ripide balze aspromontane, fatto qualche chilometro si imbatte sulla sinistra in un piccolo centro di montagna che persino l’etimologia greca del nome sanziona come “monte dei pastori” in quanto con ciò viene indicata in prevalenza l’attività vitale degli abitanti che ebbero gran lustro nel XVIII sec. quando l’opera del vescovo diocesano Alessandro Tommasini valse ad un tempo a conservare la sede vescovile e a fondare l’abitato di Piminoro a seguito del violento sisma del 1783. L’idea venne quando nel fondare la nuova Oppido ci si accorse della presenza di alcuni stagni malarici anche se non è da eludere che il sito montano dei pastori fosse abitato molti secoli prima. E’ certo comunque da testimonianze epigrafiche che il Vescovo Tomassini dispose la costruzione della chiesa in onore di Maria S.S. Divina Pastora a partire dal 1801 il che retrodata di qualche decennio la fondazione del villaggio. All’interno della Chiesa si può ammirare ancor oggi una lapide in lingua latina dove è motivata la specificazione dei titolo mariano per cui la Madre Clementissima per eccellenza viene invocata con nome dell’attività lavorativa dei suoi abitanti. Ai ben ottanta titoli con cui la Santa Madre di Dio viene venerata in tutta la regione Calabria la gente di Piminoro ha aggiunto dunque questo della Divina Pastora. I parroci e i sacerdoti che si sono succeduti a Piminoro hanno sempre arricchito con opere nuove il tempio mariano ma si sono prodigati soprattutto di arricchirlo con lo zelo di una vita santa e timorata di Dio. Come non ricordare l’opera e l’esempio di Don Pasquale Calabrò di Cannitello che ne fu il primo parroco nel secolo scorso e come non ricordare la cura eminente e la saggia guida di tutti gli Eccellentissimi Vescovi della Diocesi Oppidese che hanno sempre manifestato verso la Vergine S.S. di Piminoro un affetto e una tenerezza filiale! E’ Lei infatti la “protettrice dei pastori” e singolarmente mariana è la statua lignea risalente al 1841 e opera dello stesso artista che ha scolpito la Vergine S.S. Annunziata della Cattedrale e la Madonna delle Grazie della vicina Tresilico. A proposito della statua della Pastorella riferisce lo storico Domenico Barillaro che “una tale persona di spicco nel paese aveva raccolto i soldi per ordinare la statua, cosa però che non aveva mai fatto; e quando un’altra persona si è veramente interessata di nuovo della cosa, ordinando la statua a Napoli, quella persona andava in giro ripetendo la frase:”Tandu la criu quando la viu ca portanu la Madonna”, dimostrando così anche la mancanza di fede verso Lei stessa. E quando poco prima dell’arrivo della statua gli è venuta meno la vista, la gente ha creduto che è stata la punizione verso la sua poca fede”. La gente onora come sa e come può Maria S.S. Divina Pastora e non mancano per la festa che si celebra la seconda domenica di luglio canti, balli, musiche e mottetti tutti riconducibili a quel sincero filone di pietas mariana che è in grado di operare le conversioni più prodigiose perché capace di illuminare le menti più ottenebrate e di vincere i cuori più resistenti. “O Maria Pastorella ccà Vui siti la cchiù bella/ a Piminoru ccà Vi portaru e tutti li grazi nui Vi cercamu!” . I preparativi della festa sono alquanto lunghi e meticolosi e durano parecchi mesi ad opera di un Comitato locale che in stretta sinergia con le disposizioni vescovili cercano di dare all’avvenimento paesano quel dovuto tocco di spiritualità mariana che è poi espresso in forma plateale da tutto il popolo piminorese. Persino gli emigrati residenti soprattutto in Australia partecipano alla buona riuscita dei festeggiamenti e tutti portano nel taschino un’immaginetta, un santino della Madonna donato loro dalle spose, dai genitori, da qualche parente prima di partire oltreoceano. Oggi parlare di Piminoro significa parlare di una comunità che si evolve ed è in continua crescita: le stesse opere civili dalle strade esterne alle opere edilizie pubbliche, dalla rete idrica all’illuminazione, alle scuole esistenti tutto è Grazia nel nome di Maria che protegge come una fulgida stella la comunità di Piminoro a Lei tanto cara.

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