LA DEVOZIONE VERSO SAN ROCCO ESALTA LA TESTIMONIANZA DELLA FEDE E DEI VALORI CRISTIANI

“Tu eris in peste patronus”: il ritornello del responsorio del glorioso confessore San Rocco riecheggia ancora oggi non solo a lenire angosce ed affanni dell’epoca presente quanto più ad offrire salute e refrigerio a quanti ammorbati nello spirito aspirano alla serenità della grazia di Dio e alla gioia del suo perdono. La figura di Rocco da Montpellier giganteggia per la sua profonda spiritualità: Egli che fu vessato dalla peste, dal carcere e da angustie e soprusi familiari addita sia per le vicende della sua vita che ancor più per la sua esemplarità paradigmatica la luce di Cristo che è Via, Verità e Vita. E la predilezione che ebbe per i poveri e gli infelici nel corso del suo itinerare ad Acquapendente come a Roma, a Piacenza come a Voghera ci porta a credere nella sua “santità mariana” giacchè non si risparmiò di insegnare l’Ave Maria ai malati e ai moribondi palesandosi già nel XIV sec. un assertore di quell’idea dell’ire ad Jesum per Mariam che animerà la dottrina e la pedagogia di tanti mistici e santi anche in tempi posteriori. Pitangue, Basile, Ascagni, Fusaro, Niero, Vaucher, Nadile, Mazzù per citare solo alcuni tra gli scrittori di cose rocchiane si sono soffermati in passato sulla storia di un Taumaturgo che in tanto è storia di fede in quanto rappresenta e simboleggia la forza trainante della storia e della Verità riuscendo a farsi per tutti “segno di Dio”. A questi studi agiografici oggi si aggiunge una nuova perla con l’agile opera dei calabresi prof.ri Domenico De Maio e Maurizio Lopresti che rifacendo un po’ la storia della peste bubbonica in Europa e nel mondo sino allora conosciuto(“San Rocco, l’uomo e il Santo” –Laruffa Editore Reggio Calabria 2003) indicano la storia, la misura e la dimensione di una devozione che trascende gli angusti limiti della Calabria dove gli autori riconoscono “la diffusione del culto a seguito della peste del 1571 che all’indomani della battaglia di Lepanto colpì le zone meridionali della regione”. “Fu assai probabilmente in questa circostanza – arguiscono acutamente i citati autori- che il culto del Santo venne praticato in una trentina di comuni calabresi tra cui Acquaro, Bovalino, Casignana, Cinquefrondi, Polistena, Fiumara, Gioiosa Jonica, Girifalco, Melicuccà, Roccella Jonica, Scilla, Stignano e Palmi”. Qui davvero imponenti sono i festeggiamenti annuali in onore del glorioso San Rocco, la cui massiccia e ieratica statua – che lo ritrae in abito da pellegrino in atto di mostrare la piaga della peste – viene portata a spalla in una lunga processione da valenti portatori che ne ripetono con orante ritualità gesti e movenze unitamente ad alcune centinaia di penitenti spinati e ad una interminabile teoria di popolo con ceri accesi. E’ il signor Francesco Managò Priore della Venerabile Congrega dell’Immacolata e San Rocco che prepara molti giorni prima le diverse fasi della festa alla quale partecipano puntualmente migliaia di fedeli, cittadini e turisti. Ma non basta. Grazie alle opportune catechesi che da vari anni si vanno facendo con più insistenza da parte del Vescovo diocesano, del Parroco mons. Mesiti, in chiesa viene curato il novenario ad opera del pro-rettore sac. Antonio Andrello allo scopo di elevare i fedeli alla contemplazione dei misteri della Fede cristiana e all’esercizio di una operante e reciproca solidarietà. Questi motivi di edificazione e rinvigorimento della fede mentre colgono aspetti rilevanti del Magistero della Chiesa conciliare e postconciliare si propongono in pari tempo di fare conoscere meglio la vita del Santo attraverso la proposta attualizzata del paradigma esistenziale. In tal senso quel che succede a Palmi succede in ogni parte d’Italia e del mondo: nella nostra penisola vi sono duecentosessanta parrocchie dedicate a San Rocco, trentatre sono i toponimi a lui intitolati mentre al di là delle Alpi il culto già da tempo è diffuso nelle Fiandre come nella penisola iberica, in Belgio come in Polonia, in Brasile, negli Stati Uniti, ad Haiti, in Indocina e altrove oltrechè naturalmente nella Francia che gli diede i natali. E’ indiscusso che San Rocco nei secc.XV e XVI divenne il Santo più invocato contro la peste, il suo culto spesso accoppiato con quello di San Sebastiano, crivellato dalle frecce nemiche, ma anche con quello di Sant’Adriano, di San Biagio, di Sant’Antonio Abate e dei Santi medici Cosma e Damiano, richiama ai più sacri sentimenti la fede di un popolo sempre in cerca di refrigeranti certezze davanti ai mali del mondo. Quella Fede tanto per intenderci “bella, immortal, benefica” che lo stesso Alessandro Manzoni perse per le traversie della vita ma che per grazia di Dio ritrovò a Parigi proprio nell’Eglise de Sain Roger il 2 aprile 1810 a suggello del Santo Battesimo che aveva ricevuto un tempo e che che non poteva per nessuna ragione disperdersi o affievolirsi.

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